giornata d’inverno_di Lia Brisacani

………non si può non dire che Roma non sia una città magica; percorrendola si ha la stranissima sensazione di essere sempre in un posto diverso da quello precedente, quasi come fossero tanti paesi racchiusi in un’unica grande città.  La paragonerei ad un “illusionista” che trasformandosi da l’illusione di viaggiare nello spazio, di essere in luoghi sempre diversi, semplicemente nell’arco di poche ore. La sensazione di meraviglia che provo girando semplicemente un angolo, o perdendomi tra le stradine che penso di conoscere è qualcosa di molto intrigante. Certi giorni mi sento come il Piccolo Principe, un bambino curioso che guarda il mondo con il cuore e non con gli occhi …………  

…………anche ieri è andata così!

……….. l’autobus mi ha lasciata in un ennesimo luogo che non mi aspettavo, mi ha catapultata in una realtà che non sembrava avere affinità con altri luoghi della città che avevo visto. Gli odori, il colore degli edifici consumati dal tempo e quel senso di abbandonato mi ha riportato alla mente un immagine veloce di Istanbul o del Cairo.

…… curioso!!!

…… e mi sono chiesta come fosse possibile tutto ciò; ma l’odore del kebab e dell’incenso che a tratti inebriava la strada, mi ha fatto capire che in quel posto c’è qualcosa di particolare, un tentativo di integrazione tra culture diverse un desiderio forte di condividere lo stesso spazio pur appartenendo a tradizioni differenti.  Ho voluto “avventurarmi” tra quelle splendide stradine, perché avvertivo la sensazione forte che qualcosa di sorprendente mi avrebbe avvolta e

…………come mi capita tutte le volte

…………avrei finito per essere stupita dallo spettacolo.  E’ incredibile come la presenza di un mercato della frutta possa trasformare un luogo, renderlo gioioso, colorato, vivo. Per un attimo la dimensione ritorna ad essere quella di un paese di provincia, dove le donne si affannano a comprare le cose più convenienti e sentirsi soddisfatte per questo.  Mi sono sentita quasi a casa, come se fossi ritornata nel mio paesino dove gli anziani con il loro carrello della spesa scrutano la frutta perché solo loro sanno “il segreto” per selezionare il prodotto migliore e ti lanciano consigli perché è nel loro ruolo esprimere giudizi e sapere la cosa giusta. Mi fa sorridere, poi, vedere come sono diffidenti nei confronti del venditore che è, magari, coreano ma che gli vende prodotti tipici della nostra terra! Questo è il bello dell’integrazione!!!!  I miei occhi non hanno smesso di osservare, il mio naso di captare odori che si trasformavano in immagini spalmate sugli edifici che nel loro essere atto di vandalismo sui muri diventano, quasi per magia, un arte; visi, mani, scritte, tutte accomunate dal voler comunicare, forse un disagio, forse un semplice pensiero, ma che diventano elementi caratterizzanti di questo posto. La gente non li nota neanche più, non nota se c’è una nuova immagine o un nuovo messaggio, convive con essi come se fossero parte integrante e fondante del luogo………

forse l’idea di pulire tutto porterebbe via l’identità ai giovani che hanno deciso di ancorarsi al Pigneto, agli extracomunitari che riconoscono in quel luogo la loro casa e agli anziani che hanno visto mutare il loro quartiere ma non per questo non si sentono più parte di esso. Nel camminare attraverso quelle stradine scandite da alberi che in primavera con i loro petali rosa colorano i marciapiedi, si incrocia un mix etnico e generazionale sorprendente, ognuno percorre via del Pigneto assolto nei propri pensieri ma con una luce intorno che trasmette accoglienza e curiosità.

……….Mi piacerebbe sapere dove vanno, se nella loro casa c’è un orto, se di inverno vengono inebriati dall’odore dei mandarini e se i pini ombreggiano le loro cucine…..mi piacerebbe sapere se riescono a relazionarsi, a sentirsi parte integrante…….

Il mio viso chiaramente incuriosito di fronte a tutto ciò, ma soprattutto davanti ad una piccola installazione artistica posta su un segnale stradale, attira l’attenzione di una signora che ha voglia di parlare, di raccontare, di capire il mio interesse. Nei suoi occhi avverto un legame particolare con il Pigneto: questa è la sua casa non andrebbe da nessun’altra parte ed è arrabbiata perché coloro che l’amministrano non hanno avuto la sensibilità di capire il loro legame con quei pini marittimi che un tempo caratterizzavano molto di più il quartiere ma che oggi sono stati tolti per dare spazio al cemento. E’ consapevole che il quartiere è caratterizzato da una compresenza di stili di vita diversi e che l’idea, che continua ad echeggiare nella sua mente, di un luogo un tempo ricco, oggi è stato sostituita dal degrado, dall’abuso………e con una nota di stupore non riesce a capire perché questa evidente fatiscenza piaccia tanto alle nuove generazioni.  Ringraziandola vado via, ma nella mia mente penso che la risposta alla sua perplessità è che il Pigneto ha un sapore fortemente metropolitano, dove i luoghi del passato diventano anche nostri e non più solo bei ricordi dei nonni. 

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