Lettera dal Pigneto_di Giaime Cabras e Michela Corrias

giaime-cabras_michela-corrias-11Sono ormai anni che osservo impassibile la vita degli abitanti del quartiere, ho visto bambini crescere diventare adulti diventare nonni.

Ricordo che tanti anni fa la vita scorreva lenta, le persone ancora mi notavano e si fermavano a guardarmi, ora invece tutti vanno di corsa ed io sono diventato quasi invisibile ai loro occhi, quasi non mi nota più nessuno.

C’è stato un periodo, negli anni del dopoguerra, quando gli emigrati del sud venivano a vivere qui, in cui il quartiere è cresciuto enormemente. Molti costruivano le proprie case con mezzi di fortuna, con materiali di scarto. Il risultato erano delle vere e proprie baracche le quali talvolta ospitavano anche nuclei familiari allargati. Ognuno aiutava l’altro a tirar su la propria casa senza chiedergli chi fosse e da dove venisse, i bambini giocavano per strada mentre le donne facevano la spesa al mercato, vero punto di aggregazione del quartiere, luogo di ritrovo per le botteghe di artigiani. Il Pigneto in quegli anni era un paese nella città dove l’integrazione tra gli abitanti era totale.

In quello stesso periodo io crescevo e diventavo sempre più alto. Il mio corpo non raggiunge mai una forma definitiva: i rami sviluppano in continuazione nuovi germogli che a loro volta diventeranno rami che porteranno futuri germogli e così via in un processo di ripetizione e reiterazione che continuerà fino alla mia morte. Una volta raggiunta la maturità i miei rami non si allontanano troppo dal tronco e dalle radici ma ancora all’interno della mia chioma prendono forma nuovi rami ed il mio tronco continua ad ingrossarsi aggiungendo di anno in anno un sottile cerchio.

Il mio segreto di eterna giovinezza è da ricercare nella natura dei miei tessuti vegetali e nel mio crescere adattandomi alle condizioni esterne.

Col tempo il quartiere si è modificato è cresciuto e sono cambiate le abitudini dei sui abitanti. Sono presenti ancora i resti delle vecchie baracche ma sono intanto sorti i palazzoni che hanno sottratto porzioni di suolo alla natura.

Ancora qualcuno cerca di costruirsi la propria casa, o cerca di espanderla, come si faceva un tempo, utilizzando materiali poveri, materiali avanzati magari da precedenti lavori, favorendo, così, i fenomeni di abusivismo e di crescita incontrollata.

L’uomo ha anteposto i suoi bisogni a quelli dell’ambiente naturale, ha progettato i suoi spazi senza tener conto del paesaggio, dell’ecosistema, della vita che prima di lui ha abitato questo luogo e ha sottratto suolo alla natura per soddisfare facilmente i suoi bisogni.

Io per natura cresco modificandomi nel rispetto di ciò che mi circonda.

Perché l’uomo non può fare lo stesso?

Perché non può prevedere una città che cresca senza distruggere?

Perché non pensare ad una crescita urbana in armonia con gli ecosistemi naturali?

A tutte queste domande io non avrò mai risposta…la mia vita si è interrotta un triste mattino di dicembre.

 Pino

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