Suggestioni dal Pigneto_di Elena Occhioni e Valentina Musilli

 Passeggiare al Pigneto, attraversarlo e cercare di conoscerlo. Affrontare il cammino insieme, contemporaneamente, per scoprire poi che l’occhio di ognuna ha visto, sentito e percepito cose e sensazioni diverse.

E proprio per evidenziare queste diverse opportunità di interpretazione, approcci e modi di vedere che ognuna di noi ha avuto, abbiamo ritenuto interessante ed opportuno dividere questa “cronaca” in parti distinte, una per ognuna di noi, facendo emergere diversi punti di vista e quindi tutte le possibilità da noi lette nel quartiere. Rispecchiando, forse, la molteplicità e la coesistenza di diversità che sicuramente caratterizzano il Pigneto.

1_Suggestioni dal Pigneto_di Elena Occhioni

Le suggestioni dal web_Faccio una ricerca su Internet per trovare notizie sul Pigneto in vista dell’analisi da fare per il master e scopro che su questo quartiere di Roma, almeno sulla rete, si scrive veramente tanto. I siti che se ne occupano, sono i più diversi, da quelli ufficiali e dei residenti, ai quotidiani online. Le informazioni riportate sono così diverse e discordanti tra loro, da sembrare quasi false. I titoli si rincorrono uno dietro l’altro, dando un’immagine che passa dal quartiere mondano, passando per i fatti dell’attuali, per arrivare alle immagini di ritratto nostalgico dei tempi passati. Questi pochi esempi ne danno una dimostrazione “bagno di folla al Pigneto per star di Hollywood”, “Pigneto come sede di modificazioni mondane”, “Pigneto come covo di razzisti”, “Pigneto il quartiere di Pasolini e “L’Accattone”. Ma quale è e cosa è il Pigneto oggi, è possibile che un quartiere seppur esteso possa racchiudere tutte queste anime; è possibile o è solo la quantità ed il modo dell’attuale informazione che lo rendono possibile? Davvero il Pigneto è ancora così diverso dal resto della città, oppure è semplicemente un altro pezzo di città che si ripete, uguale a se stessa, con gli stessi problemi, con gli stessi pregi, con gli stessi difetti?

elena occhioni

Cronaca dal pigneto_Sabato pomeriggio sono circa le 16 quando arriviamo al Pigneto. Scendiamo dal tram 5 proprio davanti al traffico: scarichi, smog, chiasso, grigiore. Poi con pochi passi la quiete, siamo dentro il parco, circondate da pareti di lamiera che hanno ospitato lo sfogo artistico di tante persone. Il viale non è molto curato, una quantità di persone eterogenea tra loro, bambini con genitori, ragazzi, cani accompagnati dai rispettivi padroni lo attraversa. I lavori nel parco ancora non sono terminati, ma è comunque molto frequentato,tutti coloro che vi transitano in qualche modo lo vivono e lo modificano a loro immagine. I ragazzi all’ingresso, lo usano come punto di ritrovo e di scambio, i bimbi giocano su campi improvvisati, gli adulti sostano, magari leggendo un libro, altri giocano con i cani, altri, semplicemente, passeggiano. Ciò che più colpisce è l’aria fresca all’interno, sembra quasi pura senza smog, un isola in mezzo al traffico. Inoltrandoci all’interno del parco, oltre le reti, scorgiamo un lago, si trova tra gli scheletri di edifici in cemento armato, abbandonati, lasciati, insieme al lago, all’incuria e alle incursioni dei vandali. In mezzo al lago scorgiamo alcuni uccelli, segno che la natura a modo suo e come può si sta riappropriando dei suoi spazi. Usciamo dal parco ed eccoci nuovamente in mezzo al caos e allo smog.

Ci inoltriamo all’interno del quartiere vero e proprio. Camminiamo per le strade del quartiere, tutto è ordinato e tranquillo, in questo tratto i palazzi sono stati recuperati, e le vie si presentano gradevoli, silenziose, pulite. Proseguendo, senza che ce ne accorgiamo, il panorama intorno a noi cambia, le strade si fanno più affollate, più vissute. Siamo arrivate nei pressi del centro anziani, qui l’aria che si respira è completamente diversa. Le architetture iniziano a cambiare, basta allargare lo sguardo per cogliere le diverse anime del quartiere. palazzoni moderni e anonimi da una parte, dall’altra si iniziano a scorgere le vecchie abitazioni, basse, magari con la facciata un po’ rovinata, ma in cui i segni del vissuto quotidiano, sono ben visibili, anche da fuori. Davanti al centro anziani, in un tratto di città invaso dalle macchine, che rendono il passaggio quantomeno difficoltoso, scorgiamo un piccolo parco giochi per bambini, di quelli tutto luci e suoni, che attirano i “bimbi­clienti” con il richiamo e l’illusione di un divertimento che, a me, sembra già preconfezionato. E’ vedendo bimbi e genitori trascinati in questo spazio, racchiuso da reti, che non posso fare meno di ricordare i bambini visti poche ore prima nel parco, vocianti, accaldati, che in uno spazio libero, rincorrevano semplicemente un pallone, ma sembravano divertirsi molto. Chissà se anche questi bimbi si divertono allo stesso modo. Proseguiamo la nostra passeggiata, e ci ritroviamo davanti alla Brunaus.

Ormai inizia a fare buio, la piazza è illuminata ma è deserta, non ci sono passanti, i campi affianco sono affollati, ma nessuno si trattiene qui. In effetti il posto non è molto invitante per una sosta, è quasi automatico percepirla come luogo di passaggio e basta. Decidiamo di continuare e ci dirigiamo verso la zona pedonale. I box del mercato sono tutti chiusi, intorno rimangono i cumuli di immondizia non raccolti, e il sentore degli odori delle merci esposte durante il giorno. La folla multietnica del mercato mattutino, con i suoi banchi colmi di merci non ci sono più. Anche le altre attività della giornata stanno chiudendo, mentre i locali della notte stanno preparandosi per l’apertura. Camminando per questo tratto di via mi colpisce la particolarità degli esercizi commerciali, qui sembra che tutte le attività che normalmente sono nascoste siano volutamente esposte al passante, le cucine dei locali, i saloni dei parrucchieri, tutto è immediatamente visibile, si realizza un contatto diretto tra la strada e gli interni. In mezzo alla strada c’è ancora l’albero della Befana, sopra i messaggi e le richieste di piccoli e adulti. Intorno tutti i muri sono pieni di graffiti. Sembra quasi che gli autori di siano divertiti a colorare tutte la facciate appena rifatte. Mentre andiamo via scorgo due persone, un uomo e una donna, che rovistano dentro un cassonetto. Nessuno sembra accorgersene o farci caso. Con questa ultima immagine torno a casa, riflettendo su ciò che ho visto e sulle sensazioni provate. L’impressione è che il Pigneto sia un quartiere in trasformazione, il vecchio e il nuovo si avvicinano e si confrontano, facendo nascere una nuova realtà, in cui la nostalgia e la voglia di cambiare si fondono, realizzando un quartiere speciale ma in fondo anche così simile ad altri quartieri delle città moderne.

2_ Suggestioni dal Pigneto_di Valentina Musilli

vale musilli01La sensazione che si ha entrando al Pigneto è del tutto spiazzante e decontestualizzante. Soprattutto se si è abituati, da turisti, alla Roma “storica” e conosciuta dei palazzi signorili del centro, e poco si conoscono quartieri popolari e vivi, come anche la Garbatella, dove la vera anima della città eterna, quella “casciarona”, si manifesta immediatamente e chiaramente. L’impatto è ancora maggiore se al Pigneto si entra, per la prima volta, partendo dalla Stazione Termini dove il caos moderno dei lavoratori, dei pendolari e di tutte le genti impazza, ti circonda e forse ti aliena. Persone che corrono, che gridano; clacson che suonano; automobili, traffico, semafori …. La confusione acustica e visiva delle città metropolitane contemporanee. Prendendo il 105 dalla Stazione Termini si giunge a Piazzale Prenestino, attraversando via Giolitti dei negozi orentali, già si percorrono strade che comunicano un nuovo mondo e stili diversi, ma dove ancora tutto sembra far parte della tipicità cui ormai siamo abituati. Quella tipicità in cui tutte le singole sensazioni e i singoli modi di fare si uniscono, senza, almeno apparentemente, conservare la propria identità ma anzi inglobandosi in un’unica icona, quella della metropoli contemporanea, appunto. Una realtà in cui tutti gli odori si mischiano, per poi disperdersi. Ma una volta scesi dall’autobus su Piazzale Prenestino ed attraversata la strada, sotto l’incombere dell’imponente tangenziale, e procedendo verso il cinema L’Aquila, si ha, istintivamente, la sensazione di non essere a Roma, ma in un posto sconosciuto o in uno ritrovato. Come se il 105 in poco più di 15 minuti non avesse percorso solo circa 3 Km di una delle arterie più importanti di Roma, ma avesse attraversato il mondo intero, per fare tappa dove: a Shangai? O nel paesino tipico del centro Italia dove, nonostante tutto, il tempo si è fermato?Ma perché questa sensazione? Camminando per il Pigneto, immediatamente si percepisce la coesistenza: tra vecchio e nuovo, ma anche tra genti e modi di fare di diverse culture. Le attività commerciali presenti nella zona sono le più variegate: nei piani terra degli edifici possiamo trovare il bar, il macellaio, la pizzeria egiziana o quella araba con il kebab esposto, il negozio al dettaglio, il barbiere che sa tutto di tutti, ma anche il laboratorio di giovani artisti, il centro per tatuaggi, il videonoleggio, lo studio di design…Negozi storici e “tipici” accanto ad attività nuove, tecnologiche, varie. Come scrive Elena Stancanelli in un articolo su http://www.roma.repubblica.it : “Passato e futuro convivono: c´è chi fa ancora la pasta a mano e chi lavora al video”. L’impressione è che passato e futuro coesistano in perfetta armonia; come del resto afferma nell’articolo della Stancanelli il Sig. Nicola che alla domanda “Com´era il Pigneto qualche anno fa? ”risponde “ Uguale. Era già bello e si viveva bene, come adesso”.

 

La gente per strada cammina e si incontra, parla e comunica; ci si conosce e ci si ri_conosce. Si percorre l’isola pedonale di Via del Pigneto e, di mattina, si attraversa il mercato, che non è solo il posto giusto per fare la spesa a prezzo modico, ma anche e soprattutto, un modo per incontrarsi, per parlare. Parlare con gli altri abitanti (italiani, senegalesi, tunisini, arabi,…) o con i venditori ambulanti. Fare la spesa non è più un obbligo necessario per sopperire ad una necessità, ma un ottimo modo per uscire, distrarsi ed interagire. Ed il mercato diventa un perfetto luogo di aggregazione. Accanto alle palazzine di due o tre piani, tutte con corte interna, alcuni palazzoni; edifici degradati accanto ad edifici più curati e ben tenuti. Si passeggia e si incontrano alberi,pini, cespugli, verde spontaneo, fioriere, piante. Il signore che passeggia con il cane; il gatto randagio che cerca cibo nei cassonetti Alzando lo sguardo si notano “boschi” di antenne che sovrastano le coperture degli edifici; i residenti che si affacciano dalle finestre o dai balconi con i panni appesi ad asciugare, per parlare con il vicino di fronte o per vedere cosa succede in strada.E in strada passano le macchine, la gente passeggia, i bambini giocano, i vecchietti si siedono davanti ai portoni delle loro case, in canottiera quando fa caldo o con la tuta in autunno. I giovani writer scrivono sui muri caratterizzando ulteriormente questo quartiere, che è animato anche da una forte creatività ed da una forte voglia di esprimere la propria energia. Non sono rari quindi incontri ed eventi pubblici che, oltre ad essere momenti culturali sono valide opportunità per conoscere e crescere. La sensazione è che al Pigneto nessuno voglia emergere o sopraffare l’altro, tutti affrontano lo stesso cammino insieme, con il risultato che tutti emergono, allo stesso modo. Ci si rende subito conto della sostanziale differenza che questo quartiere ha, e quindi di quel valore aggiunto che possiede e che gli permette di essere quasi magico.La realtà è che qui il tempo non si è fermato; la storia del Pigneto è andata avanti come quella del resto del mondo; il Pigneto ha avuto però la capacità di camminare mano nella mano con la sua evoluzione, interagendo costantemente con essa e con le sue conseguenze.

Gli abitanti di ora sono gli stessi di 60 anni fa; da questo quartiere nessuno se ne è andato né per paura, né per moda, né per comodità. E nessuno se ne vorrebbe mai andare. Forse perché la sua forza non è la bellezza oggettiva delle cose ma il sentimento che animava chi le cose le ha fatte ed anima chi ora le vive.Gianni, un abitante del Pigneto, scrive appunto sul sito del quartiere : “sono nato in questo quartiere molti anni fa’ quando non c’erano molti palazzoni. Erano gli anni del dopoguerra, degli emigranti del sud che venivano a vivere qui. Erano gli anni dove la solidarietà era una cosa vera; ognuno aiutava l’altro a tirar su anche una baracca senza chiedere chi era e da dove veniva. Noi ragazzini giocavamo ancora nei prati e nelle macerie dei palazzi tirati giù dai bombardamenti che non sono stati solo a San Lorenzo. Si faceva la spesa al mercato che era il luogo di aggregazione; ci aiutavamo l’uno con l’altro senza remore (nei negozi si faceva credito, come si dice “segna che a fine mese saldo” ) se erano guardie, ladri, prostitute, drogati, preti, l’importante che la persona fosse dignitosa e rispettosa. La storia ci dice che il pigneto è stato sempre di sinistra, ma nessuno ha mai rifiutato un aiuto anche a chi non la pensava come noi. Nel corso degli anni questo modo di fare e pensare si è sempre tramandato dai nostri familiari, e noi, cresciuti, abbiamo continuato ad accogliere chiunque senza distinzione politica, religiosa o colore della pelle e anche noi abbiamo ai nostri figli cercato di trasmettere questo modo di ragionare”. Ed è proprio questa crescita comune, accompagnata da un forte senso di rispetto e solidarietà a rendere ul quartiere è eterogeneoed ha permettere, contemporaneamente, che in esso siano riconoscibili e conservate le singole identità e caratteristiche. E gli odori diventano profumi. Accanto a questa realtà talmente ben integrata e rispettata da sembrare surreale, emergono le difficoltà ed i problemi.

vale musilli02Emerge forte anche l’orgoglio degli abitanti ed il loro senso di appartenenza al quartiere. Abitanti che, per questo sono stanchi di definire il Pigneto come il nuovo San Lorenzo. Un modo di fare che, come afferma la Sig.ra Rosi dell’omonimo e famoso bar di Via del Pigneto, fa perdere al quartiere la sua propria essenza, riducendolo a semplice quartiere “modaiolo”, per cui, come anche un ragazzo scrive: “chiunque si presenta ad un’altro dice sono ROMANO del PIGNETO”. Parlando sempre con Rosi, gli abitanti sono infatti anche stanchi della strumentalizzazione che media e politici fanno per scopi evidentemente lontani dal bene del quartiere.Tutti si focalizzano su singoli episodi, come il raid nazista od anche un piacevole evento, per pubblicizzare gli avvenimenti per meri scopi personali e politici. Ignorando però totalmente, come afferma sempre Rosi, i veri problemi che normalmente e quotidianamente si presentano. L’impennata dei prezzi degli immobili, l’affitto di scantinati senza luce né acqua ad extracomunitari, la sensazione di essere abbandonati e non potretti sono alcuni degli esempi che Rosi porta. I problemi di sicurezza e legalità presenti al Pigneto come in tutte le altre zone del mondo, afferma ancora , non dipendono solo da chi vive il quartiere ma anche da chi è chiamato a gestirlo. Ed il Pigneto, in questo senso, è, per gli abitanti, totalmente abbandonato a se stesso. Tra le immagini inserite, quelle a colori sono state da noi scattate; quelle in bianco e nero sono state prese da internet, in quanto ritenute molto espressive e significative, quindi particolarmente utili a comprendere la mia personale “suggestione” sul quartiere.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: